Contagio

16 dicembre 2013

L’ultima frontiera – a cui molti si sono già assuefatti –  è quella di esibire termini medico-scientifici per conferire autorevolezza a conoscenze un po’ approssimative. Così, ad esempio, a preparare l’avvento del taumaturgo Monti, un paio d’anni orsono, rammentiamo tutti che giunse l’ora del contagio: “l’innalzamento dello spread tra i titoli di stato tedeschi e quelli dei vari altri paesi contagia l’intera Europa”. Invece gli economisti farebbero bene, innanzi tutto, a rimettere in discussione alcuni fondamenti delle loro dottrine. In primo luogo accettando che non esiste alcun sistema fisico (la cui alternativa è metafisico) che possa indefinitamente crescere senza autodistruggersi.

D’altronte, a ben vedere, forse inconsapevolmente ne stanno già prendendo atto: infatti, avendo individuato nel famigerato rapporto (cioè matematicamente una frazione) eccessivo tra deficit e pil il problema, e altresì ormai rilevato che – obtorto collo – il pil  nei fatti non crescerà più, qualunque governo ispirato all’economia conservatrice non potrà fare altro che ridurre il numeratore della frazione, cioè il deficit. Con tagli, svendite e imposte, chiamandole ovviamente efficienze, cartolarizzazioni ecc…; o magari, visto lo stile, laparoscopie o sieroterapie.

C’era il boom economico e con esso la crescita; quelle che ora chiamano stagnazione e recessione significano ben altro. Nella realtà l’unica via è un’inversione di rotta – culturale e nelle scelte pratiche – verso l’equilibrio; allora sì che le migliori menti del nostro Paese potrebbero davvero far fruttare le indubbie virtù, evitandoci l’epilogo di un contagio che genera epidemia o, peggio, pandemia. E se ci sarà ancora bisogno della retorica abbiamo già pronti nuovi termini accattivanti: dal feedback alla simbiosi mutualistica all’omeostasi.

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