Lobbying (casi)

27 gennaio 2014

Nel 1972 la legge istituì la possibilità di obiezione di coscienza al servizio militare di leva, attraverso il servizio civile sostitutivo dell’obbligo maschile. Ma qualcuno volle che per sostitutivo si intendesse un periodo ben maggiore, 20 mesi civili al posto dei 12 militari; anni dopo, arrivò la ribellione di alcuni coraggiosi, che interruppero il proprio servizio civile al dodicesimo mese, vennero incarcerati e condannati in tutti i gradi di giudizio; solo una successiva sentenza della Corte Costituzionale riconobbe, infine, la loro ragione. Era il 1989, ma fu poi necessario attendere il 1998 per vedere approvata una legge di pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza.

Nel 1989 un’altra legge aveva istituito l’ordine degli psicologi; da allora, in base a interpretazioni assolutamente parziali, iniziò a proliferare l’abuso di svolgere la psicanalisi in modo esclusivo da parte dei cosiddetti psicoterapeuti, laureati con specializzazione ma spesso senza idonea formazione né adeguato percorso analitico proprio, cioè in radicale contrasto con la teoretica freudiana e con l’intera storia e pratica psicanalitica. Coloro che, eticamente, continuarono a formarsi e a svolgere la psicanalisi come in tutti gli altri paesi rischiano da allora condanna penale, pronunciata da giudici che a loro volta dimostrano di non sapere cosa sia la psicanalisi agendo nell’equivoco della legge scritta.

Nel 2006 la legge istituì, nei casi di separazione e divorzio, la priorità di affidamento dei figli con pari diritti e doveri dei genitori. In palese disprezzo al dettato però – come in preda ad un edipo collettivo – nei tribunali continuano a essere attuate consuetudini penalizzanti verso i padri, che pongono le basi di gravi conseguenze per i figli; e, al riguardo si è già espressa persino la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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