Inevitabile disordine

18 novembre 2013

Il secondo principio della termodinamica è spesso tirato in ballo quando si vuole conferire serietà scientifica a una trattazione. Può essere formulato in diversi modi, più o meno rigorosi: in parole povere, partendo dal presupposto che la Natura tende spontaneamente a disordinarsi, è possibile creare ordine in un sistema circoscritto ma a margine di questo – ossia nell’ambiente – si creerà maggior disordine. Non è cosa da poco, poiché vale in ogni ambito: cellule, organismi, macchine, reattori e processi artigianali e industriali di ogni tipo. La grandezza fisica che misura il disordine si chiama entropia.

Volendo trarre un insegnamento concreto, si può dire che qualunque azione deve essere realizzata in modo consapevole e controllato, altrimenti il rischio è quello di fare più danni che benefici pur se mossi dalle più nobili ambizioni; purtroppo, è proprio quello che accade con la dottrina economica dominante la quale, ignorando questa legge ineluttabile, procede come un veicolo senza guidatore.

E dire che la questione fu teorizzata dettagliatamente, ben 40 anni fa, dal lungimirante economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen, che lavorava negli Usa dove era emigrato; il suo testo più rappresentativo è La legge dell’entropia e il processo economico. Non a caso Georgescu-Roegen è riconosciuto universalmente come il padre dell’economia ecologica, che egli stesso legò al concetto di decrescita. Decrescita, che è il contrario di quella crescita che ci perseguita quotidianamente.

Analoghe considerazioni potrebbero essere fatte relativamente ad altri principi naturali fondamentali, primo tra tutti quello dell’omeostasi. Facendo un parallelo tra economia e medicina, è come se le pratiche sanitarie fossero attuate senza alcuna base chimico-biologica, anzi muovendosi secondo criteri palesemente antiscientifici.

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