A scuola d’Europa

23 settembre 2013

L’Europa è diventata la madre di tutti i dogmi ormai da vari lustri, così che un “ce lo impone l’Europa” ha il potere di zittire chiunque. In realtà anche i più ingenui dovrebbero ormai intuire strumentalizzazioni e falsità che accompagnano i continui riferimenti al vecchio continente. Dubitando che qualcuno possa definire extracomunitario un banchiere svizzero, ricordiamo tristemente che la scorsa estate Malta  respinse 102 migranti (tra cui 4 donne incinte), che vennero poi accolti a Siracusa. E quando l’ex ministro italiano della Pubblica Istruzione propose di anticipare la scuola elementare a 5 anni per “adeguarsi al resto d’Europa”? Peccato che nel resto d’Europa i bambini vadano a scuola prima dei 6 anni solo in Regno Unito, Paesi Bassi e Malta (in popolazione UE: 78 milioni su oltre 500); all’opposto, li mandano a 7 anni in Bulgaria, repubbliche baltiche, Finlandia e Svezia; tutti gli altri a 6 anni, come in Italia (forse anche per gli innumerevoli studi che hanno dimostrato che in prospettiva è persino dannoso anticipare la scuola, e non solo inutile).

In ogni caso, sull’Europa bisognerebbe essere più limpidi: geograficamente l’Europa è la porzione occidentale del continente eurasiatico; i suoi confini geologici sono gli Urali, l’Ural, il mar Caspio, la catena del Caucaso, il mar Nero e il mar di Marmara. Politicamente, invece, per i popoli sovrani europei che si sono guadagnati coi secoli diritti e progresso la vera istituzione europea è certamente il Consiglio d’Europa (47 paesi), che infatti ha nei suoi obiettivi la tutela di valori realmente etici e condivisi; l’Unione Europea comprende solo 27 di quei paesi e ha finalità puramente economico-capitalistiche, mentre la cosiddetta eurolandia con la sua deriva di liberismo estremo ne include solo 17: e il Regno Unito è fuori da quest’ultima, e non ne assume nemmeno l’ora convenzionale!

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