Ambiente 2.0

7 ottobre 2013

Tutti parlano di ambiente e sanno assegnare responsabilità e tracciare prospettive, con tutta la varietà dal miracoloso al catastrofico. Ascoltando la divulgazione di massa e chiedendo all’uomo della strada sembrerebbe che la sostanza del problema sia nel riscaldamento globale con colpa esclusiva dell’anidride carbonica; aggiungendo, al massimo, i rifiuti. Cercando di approfondire emerge una certa confusione: un unico calderone con dissesto idrogeologico e polveri sottili, energie nucleari ed eoliche, anidride carbonica e idrogeno, inquinamento delle acque e dell’aria, buco dell’ozono e raccolta differenziata, e chi più ne ha più ne metta.

In realtà negli ultimi decenni vari organismi hanno tentato di mettere insieme le conoscenze e tracciare scenari condivisi da utilizzare poi per indirizzare le scelte future. Il quadro più esauriente distingue a tutt’oggi 9 problematiche: in primis la perdita di biodiversità e l’alterazione dei cicli di azoto e fosforo, poiché l’incidenza umana è stata ben superiore anche alle più generose stime, cioè la situazione è fortemente compromessa. Seguono lo scriteriato utilizzo dei suoli e il cambiamento climatico legato al riscaldamento globale; poi l’acidificazione degli oceani, l’eccessivo prelievo di acque dolci e la riduzione dell’ozono nella stratosfera, tutti a ridosso del limite di tolleranza massima. Completano il quadro l’inquinamento dovuto all’aerosol atmosferico e l’inquinamento chimico globale, per i quali saranno necessari ulteriori studi rigorosi per stabilire limiti oggettivi.

Per ognuno dei problemi sono state individuate almeno auspicabili strategie di massima, applicabili sia nella determinazione di direttive generali che nella pianificazione locale. In altre parole, esiste un sapere da cui partire; negarlo è disonestà intellettuale.

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