Templi o grano

13 gennaio 2014

Göbekli Tepe è il sito archeologico che ha rivoluzionato le idee sull’origine delle abitudini stanziali dell’uomo; si trova in Anatolia, l’Asia Minore dei greco-romani in prossimità dell’antica città di Edessa, oggi Turchia extraeuropea vicinissimo al confine siriano, territorio curdo già armeno prima del genocidio di inizio ‘900. In turco il nome significa collina tondeggiante, a certificarne la forma (è alta 15 m e larga 300); è però una collina artificiale, cioè costruita con materiali riportati a coprire antiche costruzioni, che furono dunque volutamente abbandonate. Il sito fu individuato in modo vago 50 anni fa, ma solo negli ultimi 15 anni gli scavi hanno portato alla luce uno spettacolare complesso con funzione di tempio, imponente nell’architettura e sofisticato nei dettagli, risalente a 11500 anni fa: ben 5000 anni prima degli ziqqurat babilonesi, quasi 7000 anni prima delle più antiche piramidi egizie, 9000 anni prima del Partenone. La vera antichità, insomma.

Uno dei ricorrenti dubbi degli antropologi è se sia stata la vita stanziale a indurre le pratiche religiose o viceversa; e Göbekli Tepe non risolve il dubbio, anche perché è ormai provato da tempo che proprio in quell’area geografica si sviluppò in quell’epoca un frumento adatto al raccolto per la lavorazione, cioè la preparazione di farina e lo sviluppo di tutti i derivati. Si trattava di un mutante che aveva la peculiarità di non far cadere i semi mantenendoli ben saldi a formare una ricca spiga in cima allo stelo: un mutante altamente inefficiente nella funzione primaria di ogni vivente, cioè disperdere i semi, e dunque con ridotte potenzialità evolutive. E’ stato proprio l’uomo a scoprirlo e apprezzarlo e, coltivandolo, dargli una prospettiva; in assoluta simmetria alla funzione svolta da quel grano per l’uomo. La domanda sarebbe: chi ha trovato chi?

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