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Figli naturali

Ignacio si chiama Guido, l’ha scoperto a 36 anni sottoponendosi al test del DNA dopo aver seguito le testarde lotte di un’anziana donna, che ora sa essere sua nonna; è accaduto in Argentina. Ora dice che deve riflettere, ha legami forti e positivi con la famiglia che lo adottò dopo che venne rapito alla mamma militante anti-regime quando fu arrestata e assassinata in una delle tante operazioni criminali degli anni Settanta; i suoi genitori adottivi, invece, potrebbero trovarsi in posizione scomoda per le leggi argentine, che puniscono chi ha adottato consapevolmente figli di desaparecidos. In tutti i casi Ignacio-Guido è adulto e potrà riscoprire il suo passato con pieno diritto sul suo futuro.

In Italia sono nati due gemelli (eterozigoti, un maschio e una femmina) a seguito di una gravidanza avviata con procreazione assistita; però, a seguito di uno scambio, l’impianto degli embrioni è avvenuto nell’utero della donna sbagliata. Cioè, gli embrioni erano il prodotto della fecondazione di un’altra coppia. L’errore è emerso in corso di gravidanza, è stato riconosciuto dall’ospedale romano dove è avvenuto ed è stato spiegato con la somiglianza tra cognomi, ma il caso ha aperto un contenzioso: a parto avvenuto, i genitori che avevano accompagnato la gravidanza hanno registrato i figli, mentre i genitori biologici hanno avviato vari ricorsi; per ora, un giudice ha sentenziato che sono figli di chi li ha partoriti, un insigne giurista ha sostenuto questa linea, e qualcuno ha pure suggerito una futura collaborazione tra le due coppie (!). Viene da notare che ogni legge, e ogni sua eventuale interpretazione, non dovrebbe mai essere avulsa dalla Natura; in questo caso la priorità sarebbe predisporre il quadro futuro più naturale e meno traumatico per i due neonati, ossia semplicemente correggere l’errore materiale – errare humanum est… – riconoscendo i genitori biologici.

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Lobbying (casi)

Nel 1972 la legge istituì la possibilità di obiezione di coscienza al servizio militare di leva, attraverso il servizio civile sostitutivo dell’obbligo maschile. Ma qualcuno volle che per sostitutivo si intendesse un periodo ben maggiore, 20 mesi civili al posto dei 12 militari; anni dopo, arrivò la ribellione di alcuni coraggiosi, che interruppero il proprio servizio civile al dodicesimo mese, vennero incarcerati e condannati in tutti i gradi di giudizio; solo una successiva sentenza della Corte Costituzionale riconobbe, infine, la loro ragione. Era il 1989, ma fu poi necessario attendere il 1998 per vedere approvata una legge di pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza.

Nel 1989 un’altra legge aveva istituito l’ordine degli psicologi; da allora, in base a interpretazioni assolutamente parziali, iniziò a proliferare l’abuso di svolgere la psicanalisi in modo esclusivo da parte dei cosiddetti psicoterapeuti, laureati con specializzazione ma spesso senza idonea formazione né adeguato percorso analitico proprio, cioè in radicale contrasto con la teoretica freudiana e con l’intera storia e pratica psicanalitica. Coloro che, eticamente, continuarono a formarsi e a svolgere la psicanalisi come in tutti gli altri paesi rischiano da allora condanna penale, pronunciata da giudici che a loro volta dimostrano di non sapere cosa sia la psicanalisi agendo nell’equivoco della legge scritta.

Nel 2006 la legge istituì, nei casi di separazione e divorzio, la priorità di affidamento dei figli con pari diritti e doveri dei genitori. In palese disprezzo al dettato però – come in preda ad un edipo collettivo – nei tribunali continuano a essere attuate consuetudini penalizzanti verso i padri, che pongono le basi di gravi conseguenze per i figli; e, al riguardo si è già espressa persino la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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Templi o grano

Göbekli Tepe è il sito archeologico che ha rivoluzionato le idee sull’origine delle abitudini stanziali dell’uomo; si trova in Anatolia, l’Asia Minore dei greco-romani in prossimità dell’antica città di Edessa, oggi Turchia extraeuropea vicinissimo al confine siriano, territorio curdo già armeno prima del genocidio di inizio ‘900. In turco il nome significa collina tondeggiante, a certificarne la forma (è alta 15 m e larga 300); è però una collina artificiale, cioè costruita con materiali riportati a coprire antiche costruzioni, che furono dunque volutamente abbandonate. Il sito fu individuato in modo vago 50 anni fa, ma solo negli ultimi 15 anni gli scavi hanno portato alla luce uno spettacolare complesso con funzione di tempio, imponente nell’architettura e sofisticato nei dettagli, risalente a 11500 anni fa: ben 5000 anni prima degli ziqqurat babilonesi, quasi 7000 anni prima delle più antiche piramidi egizie, 9000 anni prima del Partenone. La vera antichità, insomma.

Uno dei ricorrenti dubbi degli antropologi è se sia stata la vita stanziale a indurre le pratiche religiose o viceversa; e Göbekli Tepe non risolve il dubbio, anche perché è ormai provato da tempo che proprio in quell’area geografica si sviluppò in quell’epoca un frumento adatto al raccolto per la lavorazione, cioè la preparazione di farina e lo sviluppo di tutti i derivati. Si trattava di un mutante che aveva la peculiarità di non far cadere i semi mantenendoli ben saldi a formare una ricca spiga in cima allo stelo: un mutante altamente inefficiente nella funzione primaria di ogni vivente, cioè disperdere i semi, e dunque con ridotte potenzialità evolutive. E’ stato proprio l’uomo a scoprirlo e apprezzarlo e, coltivandolo, dargli una prospettiva; in assoluta simmetria alla funzione svolta da quel grano per l’uomo. La domanda sarebbe: chi ha trovato chi?

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Contagio

L’ultima frontiera – a cui molti si sono già assuefatti –  è quella di esibire termini medico-scientifici per conferire autorevolezza a conoscenze un po’ approssimative. Così, ad esempio, a preparare l’avvento del taumaturgo Monti, un paio d’anni orsono, rammentiamo tutti che giunse l’ora del contagio: “l’innalzamento dello spread tra i titoli di stato tedeschi e quelli dei vari altri paesi contagia l’intera Europa”. Invece gli economisti farebbero bene, innanzi tutto, a rimettere in discussione alcuni fondamenti delle loro dottrine. In primo luogo accettando che non esiste alcun sistema fisico (la cui alternativa è metafisico) che possa indefinitamente crescere senza autodistruggersi.

D’altronte, a ben vedere, forse inconsapevolmente ne stanno già prendendo atto: infatti, avendo individuato nel famigerato rapporto (cioè matematicamente una frazione) eccessivo tra deficit e pil il problema, e altresì ormai rilevato che – obtorto collo – il pil  nei fatti non crescerà più, qualunque governo ispirato all’economia conservatrice non potrà fare altro che ridurre il numeratore della frazione, cioè il deficit. Con tagli, svendite e imposte, chiamandole ovviamente efficienze, cartolarizzazioni ecc…; o magari, visto lo stile, laparoscopie o sieroterapie.

C’era il boom economico e con esso la crescita; quelle che ora chiamano stagnazione e recessione significano ben altro. Nella realtà l’unica via è un’inversione di rotta – culturale e nelle scelte pratiche – verso l’equilibrio; allora sì che le migliori menti del nostro Paese potrebbero davvero far fruttare le indubbie virtù, evitandoci l’epilogo di un contagio che genera epidemia o, peggio, pandemia. E se ci sarà ancora bisogno della retorica abbiamo già pronti nuovi termini accattivanti: dal feedback alla simbiosi mutualistica all’omeostasi.

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Io, neanderthaliano

Oggi il termine ibrido richiama comunemente l’innovativa tecnologia automobilistica che combina un motore elettrico ricaricabile alla tradizionale combustione di idrocarburi. Ben precedente è invece il suo utilizzo in biologia, a indicare organismi generati dall’incrocio di specie diverse; si tratta di argomento che raramente a scuola è affrontato per la sua reale importanza, limitandosi alla citazione di qualche esempio, come quello del mulo, equino nato dall’accoppiamento tra l’asino e la cavalla.

Focalizzando l’attenzione sull’evoluzione umana, si svelano poi cose inaspettate sino a pochi anni fa. Infatti, rispetto al modello tradizionale che racconta di un gruppo di Homo sapiens provenienti dall’Africa subsahariana capaci di colonizzare l’intero pianeta sostituendosi – e mai mescolandosi –  agli altri umani più arcaici, è oggi provato che i sapiens emigrati si incrociarono con i neanderthaliani circa 60000 anni fa (dall’1 al 4% di geni neanderthaliani si trovano in tutti gli umani attuali, eccetto quelli africani); inoltre, circa 40000 anni fa, un gruppo discendente da questi migrando verso l’Estremo Oriente si ibridò con il terzo umano dell’epoca, l’uomo di Denisova siberiano (fino al 6% di geni denisoviani si trovano nelle popolazioni odierne del Pacifico).

Allargando invece l’orizzonte al più ampio tema della contaminazione genetica tra individui di specie diverse, ossia qualsiasi trasferimento di materiale genetico in senso orizzontale – cioè tra specie conviventi ma senza incrocio – si scopre che in natura l’assimilazione di parte del genoma di un individuo di altra specie è un fatto ordinario, coerente con l’esigenza di provare sempre nuove soluzioni; e che i trasferimenti avvengono anche tra specie molto differenti, come tra funghi e insetti, o tra alghe e molluschi. In altre parole, l’evoluzione ha già inventato anche gli OGM.

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Inevitabile disordine

Il secondo principio della termodinamica è spesso tirato in ballo quando si vuole conferire serietà scientifica a una trattazione. Può essere formulato in diversi modi, più o meno rigorosi: in parole povere, partendo dal presupposto che la Natura tende spontaneamente a disordinarsi, è possibile creare ordine in un sistema circoscritto ma a margine di questo – ossia nell’ambiente – si creerà maggior disordine. Non è cosa da poco, poiché vale in ogni ambito: cellule, organismi, macchine, reattori e processi artigianali e industriali di ogni tipo. La grandezza fisica che misura il disordine si chiama entropia.

Volendo trarre un insegnamento concreto, si può dire che qualunque azione deve essere realizzata in modo consapevole e controllato, altrimenti il rischio è quello di fare più danni che benefici pur se mossi dalle più nobili ambizioni; purtroppo, è proprio quello che accade con la dottrina economica dominante la quale, ignorando questa legge ineluttabile, procede come un veicolo senza guidatore.

E dire che la questione fu teorizzata dettagliatamente, ben 40 anni fa, dal lungimirante economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen, che lavorava negli Usa dove era emigrato; il suo testo più rappresentativo è La legge dell’entropia e il processo economico. Non a caso Georgescu-Roegen è riconosciuto universalmente come il padre dell’economia ecologica, che egli stesso legò al concetto di decrescita. Decrescita, che è il contrario di quella crescita che ci perseguita quotidianamente.

Analoghe considerazioni potrebbero essere fatte relativamente ad altri principi naturali fondamentali, primo tra tutti quello dell’omeostasi. Facendo un parallelo tra economia e medicina, è come se le pratiche sanitarie fossero attuate senza alcuna base chimico-biologica, anzi muovendosi secondo criteri palesemente antiscientifici.

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Giustizia versus agricoltura

Un giornalista de La7 – molto apprezzato per la lucidità con cui conduce le sue analisi – chiudendo un servizio in cui faceva il punto sulla Giustizia italiana, individuava un nodo decisivo ponendo il dubbio retorico: “resta da chiarire se in Italia vi siano così tanti avvocati poiché vi sono tanti procedimenti contenziosi o viceversa”. Da ciò nascerebbero varie riflessioni su formazione e reclutamento, ordini ed etiche, carriere e procedure; insomma, su quel diritto che troppe volte pare un rovescio. Chiunque vi abbia avuto a che fare, sa bene di cosa si parla. Applicando invece il principio ad altri campi, si potrebbe arrivare a ritenere che se si formassero tanti ecologi migliorerebbe la pianificazione ambientale ed energetica; o con tanti agronomi si ottimizzerebbe l’uso del territorio per l’agricoltura. E probabilmente sarebbe vero, e utile.

Abbiamo sentito in numerose occasioni che lo Stato possiede estese aree agricole inutilizzate e che l’idea sarebbe di venderle o darle in concessione a chi le possa rendere fruttuose. Consideriamo in concreto l’opportunità. In primis andrebbero fissati prezzi equi in relazione con microclima, infrastrutture, popolazione; poi andrebbe effettuata la vendita/concessione per lotti limitati favorendo crediti bancari e detrazioni fiscali per l’adesione a consorzi di produzione secondo protocolli biologici definiti sul piano nazionale; ulteriori norme dovrebbero deliberare la (quasi) autonomia energetica delle aziende e il corretto uso delle risorse idriche, revisionare radicalmente la catena di distribuzione e, ovviamente, stimolare la formazione superiore e universitaria del settore.

Sarebbe necessario un sostegno politico forte e consapevole, poiché un passo di tale portata innovativa non troverebbe l’approvazione né delle lobby agro-zootecniche né degli economisti conservatori.

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Ambiente 2.0

Tutti parlano di ambiente e sanno assegnare responsabilità e tracciare prospettive, con tutta la varietà dal miracoloso al catastrofico. Ascoltando la divulgazione di massa e chiedendo all’uomo della strada sembrerebbe che la sostanza del problema sia nel riscaldamento globale con colpa esclusiva dell’anidride carbonica; aggiungendo, al massimo, i rifiuti. Cercando di approfondire emerge una certa confusione: un unico calderone con dissesto idrogeologico e polveri sottili, energie nucleari ed eoliche, anidride carbonica e idrogeno, inquinamento delle acque e dell’aria, buco dell’ozono e raccolta differenziata, e chi più ne ha più ne metta.

In realtà negli ultimi decenni vari organismi hanno tentato di mettere insieme le conoscenze e tracciare scenari condivisi da utilizzare poi per indirizzare le scelte future. Il quadro più esauriente distingue a tutt’oggi 9 problematiche: in primis la perdita di biodiversità e l’alterazione dei cicli di azoto e fosforo, poiché l’incidenza umana è stata ben superiore anche alle più generose stime, cioè la situazione è fortemente compromessa. Seguono lo scriteriato utilizzo dei suoli e il cambiamento climatico legato al riscaldamento globale; poi l’acidificazione degli oceani, l’eccessivo prelievo di acque dolci e la riduzione dell’ozono nella stratosfera, tutti a ridosso del limite di tolleranza massima. Completano il quadro l’inquinamento dovuto all’aerosol atmosferico e l’inquinamento chimico globale, per i quali saranno necessari ulteriori studi rigorosi per stabilire limiti oggettivi.

Per ognuno dei problemi sono state individuate almeno auspicabili strategie di massima, applicabili sia nella determinazione di direttive generali che nella pianificazione locale. In altre parole, esiste un sapere da cui partire; negarlo è disonestà intellettuale.

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A scuola d’Europa

L’Europa è diventata la madre di tutti i dogmi ormai da vari lustri, così che un “ce lo impone l’Europa” ha il potere di zittire chiunque. In realtà anche i più ingenui dovrebbero ormai intuire strumentalizzazioni e falsità che accompagnano i continui riferimenti al vecchio continente. Dubitando che qualcuno possa definire extracomunitario un banchiere svizzero, ricordiamo tristemente che la scorsa estate Malta  respinse 102 migranti (tra cui 4 donne incinte), che vennero poi accolti a Siracusa. E quando l’ex ministro italiano della Pubblica Istruzione propose di anticipare la scuola elementare a 5 anni per “adeguarsi al resto d’Europa”? Peccato che nel resto d’Europa i bambini vadano a scuola prima dei 6 anni solo in Regno Unito, Paesi Bassi e Malta (in popolazione UE: 78 milioni su oltre 500); all’opposto, li mandano a 7 anni in Bulgaria, repubbliche baltiche, Finlandia e Svezia; tutti gli altri a 6 anni, come in Italia (forse anche per gli innumerevoli studi che hanno dimostrato che in prospettiva è persino dannoso anticipare la scuola, e non solo inutile).

In ogni caso, sull’Europa bisognerebbe essere più limpidi: geograficamente l’Europa è la porzione occidentale del continente eurasiatico; i suoi confini geologici sono gli Urali, l’Ural, il mar Caspio, la catena del Caucaso, il mar Nero e il mar di Marmara. Politicamente, invece, per i popoli sovrani europei che si sono guadagnati coi secoli diritti e progresso la vera istituzione europea è certamente il Consiglio d’Europa (47 paesi), che infatti ha nei suoi obiettivi la tutela di valori realmente etici e condivisi; l’Unione Europea comprende solo 27 di quei paesi e ha finalità puramente economico-capitalistiche, mentre la cosiddetta eurolandia con la sua deriva di liberismo estremo ne include solo 17: e il Regno Unito è fuori da quest’ultima, e non ne assume nemmeno l’ora convenzionale!